il pensiero di poesia


Le parole di Poesia

Tramonto Milanese

Dopo una giornata di grande caldo. La maglietta appiccicata alla pelle, il traffico della città riversato tutto davanti 
alla mia strada.
Una brezza di vento ed io subito respiro.
Sono entrata in casa, mi sono tolta di dosso tutta la tristezza della giornata: vestiti abbandonati qua e là, una scia silenziosa di cadaveri, lungo lo stretto corridoio che taglia la casa a metà.
Dio, che voglia di piangere.
Mi sono distratta per un momento ed il giorno si è bruciato.
Volevo vivere, ed invece mi sono fatta consumare.
Ed ho paura di aver perso la mia direzione.
Sotto la doccia un milione di gocce che mi toccano la pelle. Il contatto più umano di tutta la giornata.
Ho guardato negli occhi almeno un centinaio di persone.
Ho fatto cinquecento telefonate.
E mi sono sentita così sola.
L’acqua scende in rivoli sotto i piedi nudi. Si perde in un vortice prima di cadere. E di affondare.
Ed io lavo via tutto il grigiore di questo giorno.
L’immenso isolamento che mi sento attorno.
E non ho voglia, di cantare.
Mi avvolgo nell’abbraccio del mio asciugamano bianco.
Dai capelli scivolano lungo i fianchi le gocce ritmiche che sono sopravvissute: attaccate, recidive, condannate.
E, distrattamente, mentre mi riempio le mani con la crema e mi accarezzo la pelle efebica, alzo gli occhi verso la solita finestra.
Sono tornata a casa ed era giorno.
Adesso nel cielo c’è un rivolo di sangue che dà inizio alla notte.
Strati via via più viola, vinaccia. Un rosso che si fa amaranto al contatto con il cielo.
Tutto questo senza che io possa interferire.
Nel centro del mio mondo mi sentivo così importante.
Ma adesso il tramonto mi riporta alla realtà vera: io non valgo niente.
E posso disperare, posso morire.
Ma tutto questo dolore non cambierà lo stato delle cose. Il cielo s’arrosserà di nuovo, domani, e poi domani ancora. Il vento sposterà con noncuranza il sole da una parte all’altra della terra. Tutto questo resterà anche dopo il mio passaggio.
Allora tanto vale che io torni ad essere felice.
Che nell’ombra della città che si spegne io non colga più la tristezza di un attonito silenzio. Ma veda le bocche degli amanti che si appoggiano nell’oscurità dei portoni.
Per questa insignificanza, allora, io tornerò ad essere felice.
Perché il mio dolore non cambierà l’ordine del mondo.
Cosi, nuda, ancora avvolta nel tramonto, sporgo lo sguardo ad una visione più lontana. Dentro una città che mi odia, mi rasserena e poi mi ama.
Milano pacifica sotto il mantello della sera.
L’afa di questo giorno che pian piano si allontana.
Il ricordo della mia sofferenza che sbiadisce, sviene e si ricolora.
Io minuscola, sulla linea della storia. Un piccolo puntino di cui non si avrà memoria.
Ma una vita trascorsa a cogliere il momento.
A vedere il bello che c’è attorno.
Ad inseguire quel desiderio intimo e coerente, il solo spunto, il cipiglio, per cui ridere come se non fosse mai successo niente: essere felice, semplicemente.

Poesia

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