Dentro questa stanza io soffoco. Dentro le croci della mia esperienza.
Mi soffocano gli occhi che guardano ed indagano.
Mi annegano le voci che non sento.
Facce che squadrano la mia intelligenza e questo cuore, perché non posso stare senza.
Soffoco sotto queste mani di violenza.
E la mia vitalità ne resta muta.
Sbigottita.
Giorni della sofferenza umana. Giorni in cassetti del passato.
Quaderni scritti nella notte e parole, parole, parole di liberazione.
Anima segreta, aspetta, non scoppiare.
Anima che ribolli, ti prego, non smettere i miei giorni.
Odio tutto questo. Odio l’odio che mi spezza la vita, la parola che resta muta.
Sbigottita.
Ti odio perché non conosco il perdono, né la pazienza.
Denudata. Privata dei segreti.
E negli occhi che mi fai, sviene la mia essenza.
Andare. Dimenticare.
Adesso cadere e non ricordare.
Solo andare.
Non riesco a respirare. Schiacciata dal peso dell’odio segreto in questa stanza.
Lo vedo, quando mi guardi: ti fa orrore, la mia presenza.
Ed io ogni giorno muoio.
E non c’è perdono.
Perché muore adesso questo spazio vitale, avvinto da spirali di violenza.
E questo cuore, perché non posso fare senza.
Anima, ancora domani.
Anima, ancora un giorno di prova, un riscatto della vita, una speranza appiccicosa.
Anima, ancora un volo.
Ancora un tentativo.
Distogli gli occhi da questo cielo. Lo sguardo verso un cielo superiore.
Oltre il soffitto di questa stanza, al di là delle pareti.
Nell’ossigeno del mondo vero.
Anima, ancora un volo.