Ho aperto la finestra, stamattina, dopo una lunga notte fatta di ripensamenti,
di paure e di insonnia.
Stanco, stanchissimo. Esausto. Arrabbiato con la vita. Stanco come un vecchio che ha cent’anni.
La finestra aperta.
Ho aperto la finestra e la luce del mattino mi ha invaso.
Da est il sole si è alzato, mattutino, svelando un cielo a strati, ancora avvolto del suo sonno
notturno, ancora ferito dalla luce solare che si infiltra sotto le sue palpebre.
Dio, la finestra aperta su un mondo nuovo.
Io ieri non me n’ero accorto.
Sui campi svettano con fierezza i fiori gialli di colza, più in là il grano che assume
riflessi dorati, cangianti in un giallo paglierino e poi in un giallo limone; in ogni
movimento delle spighe si fa musica: la brezza leggera le fa frinire come grilli,
nel silenzio che c’è intorno, quando si scontrano le une contro le altre ed esse intonano
una melodia di sirene, un preludio alla pace che andavo cercando.
Senti, in silenzio. Ascolta.
Senti il fruscio delle foglie sospinte.
Tutto è così limpido. E così lucente.
Tutto è così nuovo. Ed io davvero non lo avevo visto, ieri, non lo avevo capito.
La notte. La notte è andata via. Ormai la luce ha invaso il cielo.
Quali erano i tormenti che mi tenevano sveglio in una morsa di tristezza?
Ah, io non li ricordo più.
Davanti solo la finestra aperta. La finestra aperta e spalancata.
Davanti solo il suono di questa brezza avvolgente che si schianta contro il cielo
e contro i prati e contro i rami e contro il cielo di nuovo.
Forse sono nato per questo.
Forse sono nato per vedere.
Respiro. Nell’aria il profumo della rinascita. Profumo di speranze nuove, di nuovi giorni,
di milioni di mattine davanti alla finestra.
Nell’aria il profumo acre e pungente dei fiori gialli di colza. Il profumo che nasce dalla
terra umida del mattino, ancora dipinta in costellazioni di gocce di rugiada.
La luce.
La luce mi guarda negli occhi: si è accorta della mia presenza.
Ed umilmente sorrido. Saluto.
Presenza gentile e muta, che non disturba, né modifica il corso degli eventi naturali.
Sorride, la luce, rispondendo al mio saluto.
E a poco a poco mi spoglio di questa notte pesante e vischiosa che non ho digerito.
Dentro tutto si fa luce.
E anch’io, vestito di luce.
Ringrazio Dio, per questa finestra.