il pensiero di poesia


Le parole di Poesia

Insonnia

Non ho più voglia di parole stasera.
Un pianto mi soffoca i polmoni.
Ed io spengo l’ultimo respiro nella sigaretta accesa che mi consuma.
Notte idiota. Notte cattiva.
Dio, sono così stanco. Così stanco del richiamo della luna.
Raggi infranti sul vetrocemento. Raggi pallidi infiltrati nei respiri.
Raggi inanellati in spirali di fumo.
Dove è scappato il sonno?
Dove i miei sogni quieti?
Vorrei spegnermi come la cenere di questa sigaretta.
Una mano. Mano illuminata dai riflessi insonni della notte.
Mano richiamata dalle parole. Mano che traduce.
Mi giro e mi rigiro nel letto.
Lenzuola appallottolate al fondo dei piedi.
Il posacenere pieno sul comodino.
E più mi rigiro, più mi stanco. E stanco mi rigiro senza pace.
Ragnatele di pensieri nelle mani. Un telo che copre la mia quiete. Un riposo assente da troppe ore.
E sono così stanco. Così stanco di soffrire.
Stanco del contorno. Stanco di un dormiveglia insonne.
Questa rabbia che mi sale dentro mi impedisce di dormire, tremo al pensiero di domani.
Stanco di tacere, stanco di parlare, stanco dei pensieri e dei grilli che rompono il silenzio della notte.
Io voglio un riposo di neonato.
Cullato tra due mani amiche, nella stanza profumata di vernice, con le mie tele che segnano un percorso, ostacoli d’amore che asciugano i miei ripensamenti.
Forse è questa primavera.
Forse è il sole che nel giorno mi stanca.
Forse quella sensazione di fremito sulla punta delle dita: il dipinto che è lì nella mia testa e che non ho cuore per tradurre.
La ricerca della tela perfetta, della parola perfetta.
Voglio dormire perché non so proiettare sulla tela bianca questa immagine purissima che mi agita nei sogni.
Lo so che arriverà, che se resto sveglio le dita prima o poi inizieranno il loro moto di sfida, la loro peregrinazione sulla tela e, come padrone di me, io semplice strumento, sveleranno nella vernice i tarli del mio cervello.
Aspetto.
Aspetto, dunque, l’illuminazione.
Riverserò quell’immagine perfetta sulla tela.
Dipingerò il quadro perfetto. Scriverò la parola mai detta.
E quando quegli occhi si poseranno sulla mia tela, sui colori, sulle parole che ti ho scritto… tu non potrai far altro che amarmi, di nuovo, come avresti amato un dio, nell’adorazione che io ti chiedo.
Per questo mi lascio vincere dalla forza del buio.
Per questa insonnia creatrice, per questo silenzio che è un mantello di riparazione e di inventiva.
Per queste mani che non trovano riposo, autonome, impazienti, stanche.
Mani di un pensiero vivo.
Mani che avevano toccato il profumo del tuo corpo, che avevano goduto di quella pelle fresca e liscia che ti porti addosso.
Mani alla ricerca di un’ispirazione.
Mani che reagiscono all’insonnia di questa primavera strana, che fa riapparire le lucciole dopo degli anni, mentre tu scompari, musa di luce, dalla mia fragile esistenza di pittore.

Poesia

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