Alcune notti, quando dormi, mi piace guardarti per ore.
Fragile, testarda creatura.
Sorridi nei sogni ed io, geloso, vorrei sorridessi solo per me.
Sei così assente, a volte. Così assorta.
Ed io semplicemente ti amo.
Ti accarezzo la pelle, albicocca. Sei un frutto di pesca, sei la primavera di giugno.
Il tuo vezzo di raccogliere il ciuffo biondo dietro le orecchie ti rende ancora più bella: un orecchio di madreperla,
di una perfezione assoluta, ingenuo e sottile, piccolo come una conchiglia di mare. Con le mie mani su tutta la tua pelle, lungo la linea
dei tuoi fianchi, risalendo lungo la schiena nuda, carne contro carne, posso contare tutte le tue fibre e le tue ossa.
Ho imparato a memoria ogni centimetro di te.
Mia mappa, mio percorso, mia direzione.
Bocciolo, tu mi innamori.
Io guardo le tue spalle nude e penso: vorrei diventare un essere perfetto, migliore,
per meritare questo tuo sorriso e quegli occhi che mi fai, al mattino, se ti risvegli accanto a me.
Occhi caldi e grandi, occhi intensi che scrutano tutto il mio fondo e mi denudano l’anima, che tu mi incidi.
Le tue ciglia come battiti d’ali che ipnotizzano il mio petto.
Ed io semplicemente ti amo.
Solo semplicemente ti amo, mia rosa.
E dico: dio, cosa ho fatto di tanto meraviglioso da meritare tutto questo?
Tu hai scelto me.
Nel mondo milioni di individui. Ma tu, mia freccia, hai scelto me.
Ed io amo questa tua cecità che vela tutto ciò che ci sta attorno.
Così dal fondo dell’anima la gratitudine mi avvampa e mi incendia il cervello, ma io non posso svelare il mio segreto,
né esistono parole per poterlo raccontare.
Io, semplicemente, ti contemplo.
Con le mie mani disegno il profilo del tuo corpo perfetto.
Corpo felino, magro, nervoso. Corpo di stelo, di fiore, di corolla. Corpo di farfalla.
Corpo nudo che tutte le notti ho rivestito di baci.
Corpo avvinto in capriole di amplessi, mentre ti respiro, mentre ti vivo ed in me divampa un’esplosione di gioia.
Mi immolerei, per questi tuoi sospiri. Cederei i miei giorni per quelle frasi che sussurri, per i denti bianchi che spuntano dalle tue labbra,
labbra di velluto, labbra di nobildonna e di fanciulla, color del sangue che scorre nelle vene e mi pulsa l’anima.
Così io semplicemente ti amo.
E non potrei amare altrimenti, se non con questa sorpresa e questa meraviglia, con questa paura che tu te ne vada, convinto
che infine sceglierai di restare.
Per questo io ti stringo e ti guardo e prego e ti sorrido.
Perché sei la mia bussola, la mia arte vitale, la linfa che sgela le mie mani in pennellate di colori.
Mia tavolozza, per questo completamento, io ti amo.
Io ti amo per i colori che sulla tela imprimono la tua figura.
Ti amo per l’arcobaleno, per il giallo, il rosa, il turchino di questa stanza.
Così semplicemente io ti amo.
Perché così vive il mio cuore, così io non resto muto e senza mani.